Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Zanardelli (1826-1903), questo volume, curato da Roberta D’Adda e Valerio Terraroli, restituisce alla riflessione storica un protagonista dell’Italia liberale, promotore dei processi di modernizzazione politica e giuridica del paese e al tempo stesso profondamente radicato nel contesto bresciano di provenienza. Presidente del Consiglio dei ministri dal 1901 al 1903, Zanardelli seppe intrecciare visione riformatrice e attenzione per il patrimonio culturale. Attraverso l’approfondimento di singoli temi, i saggi pubblicati in questo volume (a firma di Sergio Onger, Stefania Cretella, Luciano Faverzani, Alessandro Bertoli, Valerio Terraroli, Roberta D’Adda) offrono una lettura articolata del ruolo svolto dall’illustre politico nella definizione dei linguaggi simbolici dell’Italia postunitaria e nella costruzione dell’immagine dello Stato, così come della propria immagine pubblica. A restituire il vivido clima politico dell’epoca contribuiscono poi le testimonianze tratte dalla stampa periodica e dai giornali del tempo, specchio di un dibattito fervido che si addensava intorno alla sua figura. Ne emerge il profilo di una figura capace di incidere durevolmente nel paesaggio istituzionale e culturale, la cui eredità continua a interrogare il rapporto tra politica, memoria e identità collettiva.
Roberta D’Adda – Giuseppe Zanardelli 1826-1903 (Skira)
Statista, giurista e uomo di cultura
con Alessandro Bertoli, modera Carlo Bazzani
In collaborazione con:
Biografia
Dal 1999 lavora presso i Musei Civici di Brescia e dal 2015 è conservatrice della Fondazione Brescia Musei, per la quale coordina il Settore Collezioni e Ricerca. Ha progettato il nuovo ordinamento della Pinacoteca Tosio Martinengo, inaugurato nel 2018 e, nel 2023, quello del Museo del Risorgimento “Leonessa d’Italia”. Ha inoltre curato diverse mostre, tra le quali “Raffaello. L’invenzione del divino pittore” (2020), “Miseria & Nobiltà. Giacomo Ceruti nell’Europa del Settecento” (2023), “Brescia nel Rinascimento. Moretto, Romanino, Savoldo” (2024), “Romolo Romani” presso il MART di Rovereto.
I suoi studi si concentrano sulla pittura bresciana e sulla storia del museo, del collezionismo e della critica d’arte, con particolare riferimento al Cinquecento e all’Ottocento. Ha all’attivo numerose pubblicazioni ed è docente a contratto del corso di Metodologia della Curatela presso l’Università Cattolica di Brescia.
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